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lunedì 15 luglio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 22° Giorno



Mercoledì 22/10 – 1941 – XIX

 

Il sole tramonta in un limbo di sfumate luci vermiglie sullo sfondo coriaceo della distesa Marmarica.
 
Le opposte artiglierie si scambiano gli ultimi fragorosi saluti della giornata.
Si accendono i gemmati lumi della notte e, per le vie stellari, si lanciano in opposte direzioni i bolidi rombanti.
Puntate ad est, dal suono ampio e squillante.
Tonfi di bombe sulla città assediata.
Bianchi lampeggi delle granate, sciabolate di riflettori da terra, e lampioncini appesi al drappo azzurro dall’alto.
Parabole graziose e pittoresche, anelanti fontane di luce dei proiettili traccianti.
Nell’ampia cerchia che fronteggia il vallo degli assediati, fra gli uadi e le dune sabbiose, affacciato ai margini dei ciglioni aggrottati, aggrappato alle quote vittoriose e bruciacchiate, veglia il fante paziente e tenace, accanto alla sua arma.
Il fante che balzerà ardito e vibrante quando Dio vorrà che la veglia d’armi sia compiuta.
Vigila il fante, uscito dalle buche che hanno offerto il duro giaciglio ed il fragile riposo nell’afosa giornata, quando il sibilo del vento si trascina il codazzo della polvere nella scia infuocata.
Le pupille fisse oltre il reticolato, sogna il fante incantato.
Sognano i cuori ed aspettano il dì beato.
Balzeranno allora nuovi paladini, sotto il rovente arco di fuoco, i fanti d’Italia, per afferrare alla gola il pestifero mostro britannico.
Libera dalle catene sorgerà luminosa e spiccherà il gran volo la Vittoria Africana.
 
Caporal Maggiore Carmine Peluso

sabato 29 giugno 2013

Tobruch - Diario da una buca - 21° Giorno




Martedì 21/10 – 1941 – XIX

 

Orlate di sabbia rovente si allungano silenziose le canne delle armi.
Luccicano in dormiveglia quasi avessero mille occhi socchiusi.
Si aggrappano intorno ad esse munizioni ed attrezzi, qualche casco, sbiancato dal sole e in abbandono sulla sabbia morbida.
Nessuno in vista.
Il caposaldo dorme all’afa.  Ma no!  Non dorme.
Ora, quasi soffocato dallo spazio che ci circonda, giunge a me un chiacchierio serrato e animoso, punteggiato da risate.
Cosa hanno i miei taciturni compagni, usi ai lunghi silenzi dell’attesa?
Giungono notizie forse, ed anche gustose a giudicare dall’allegria che ne sottolinea l’arrivo.
Perbacco!  Ora esagerano.
Il gruppo s’anima sempre più clamoroso.
Che accade?
La notizia è importantissima dunque.
L’animazione con cui è accolta vince la mia pigrizia.
Mi alzo e vado.
Son tutti là, sotto le postazioni, che si agitano vivaci, come bimbi intorno ad un compagno stranamente taciturno e scontroso.
E’ in imbarazzo, l’asso della mitragliera non risponde pronto come sempre ai frizzi amichevoli di cui sembra essere oggetto; e non risponde nemmeno alle mie domande niente affatto ironiche.
Sembra angustiato dal chiasso ma gli luccicano gli occhi vigili; sul viso serio arieggia timido un sorriso.
“Sai!”
Mi dice sommesso e quasi a malincuore
 
Vi lascio, vado in Italia!”
Il sorriso però si accentua, uno strano sorriso, ove l’attesa ed il presente mescolano gioia e dolore.
 
“Alda mi aspetta!”
Continua animandosi.
“Ci sposiamo, costruiamo il nostro nido, e sarà nido da mitragliere dal polso fermo e l’occhio lungo!”
 
Poi rivolgendosi ad uno degli astanti.
“Ti lascio la mitraglia, Gino, falla cantare, ma non crederla tua per sempre, tornerò a riprendermela più deciso, più tranquillo dopo la breve felicità goduta.”
Tutti tacciono; la commozione, che finora hanno nascosto gelosamente sotto l’allegria, la vince; chiude loro la gola, impedisce gli addii.
L’asso della mitraglia non parla e bruscamente si stacca da noi; s’avvia velocemente, quasi volesse sfuggire ai sentimenti che battono in lui.
La sua ombra si staglia ancora un minuto nella luce della sera, calata ad un tratto.
La stella polare occhieggia, quasi guidandolo.
Là è l’Italia!
 
Caporal Maggiore Carmine Peluso
 

domenica 9 giugno 2013

Tobruch - Diario da una buca - 20° Giorno



Lunedì 20/10 – 1941 – XIX

 
I grandi avvenimenti che ogni giorno vanno sempre più realizzandosi sul fronte orientale, ove il mondo assiste alla più impressionante campagna che la storia conosca e alle più strepitose vittorie che mai siano state registrate, sono fatalmente destinati a distogliere l’attenzione del grosso pubblico da ciò che avviene in Africa settentrionale.
Ma non solo, passa in secondo ordine anche la disperata eroica resistenza che ancora tenacemente oppongono al nemico i nostri camerati in Africa Orientale ove la cessazione della stagione delle piogge aveva fatto nascere nuove speranze a tutte le Razze raccolte dall’Inghilterra contro di noi, nei territori del nostro Impero.
Non c’è chi non veda che ciò è perfettamente logico e naturale.
Non c’è chi non se ne renda perfettamente conto.
E come noi se ne renderanno conto i nostri fratelli che ancora lottano con estremo coraggio in A.O.I. anche perché in fondo ognuno di noi sa benissimo che se l’interesse e polarizzato verso l’oriente europeo il cuore degli Italiani è sempre rivolto all’Africa ed a noi che qui combattiamo duramente da sedici mesi contro l’odiato nemico.
Non è lontano il giorno che richiamerà verso di noi l’attenzione del mondo e qui, ancora una volta, saranno giuocate delle carte di fondamentale importanza per gli sviluppi del conflitto.
Quel giorno, quella che è stata la nostra esistenza, quel che rappresenta il nostro terreno, quel che ha voluto dire per il nemico il nostro fronte, quel giorno tutto apparirà nella sua luce migliore e tutti ci daranno atto della funzione da noi esercitata nel vasto quadro della guerra in corso in questa vecchia Europa in cerca di pace.
Ma questa volta vera pace, con giustizia per tutti i popoli.
Intanto dobbiamo tener duro e la parola d’ordine trova in tutti noi, dai capi all’ultimo gregario, piena comprensione in assoluta disciplina e vero entusiasmo. 
Senza impazienza, sicuri che arriverà la nostra ora; noi vigiliamo e rendiamo difficile la vita al nemico. Per noi non ci sono soste, non ci sono pause, la battaglia continua!
Giustamente uno dei nostri capi ebbe a dire che ci si deve considerare sempre in combattimento. Il combattimento non conosce solo le frasi previste dalle regolamentazioni ma è fatto anche di vigile attesa attiva durante la quale non bisogna dar tregua al nemico così che esso non si consideri mai tranquillo.
E anche quando il bollettino dice che sul fronte Marmarico non c’è stato niente di nuovo noi sappiamo che il nemico quella notte non ha dormito, perché non gli abbiamo dato pace. Né gli daremo pace fino a che non se ne sarà andato dall’Egitto e dall’Africa.
Su questo gli Inglesi possono essere certi e star sicuri poiché abbiamo troppi vecchi conti e nuovi da regolare.
Il mondo intero dovrà domani erigere ai nostri eroi, ai nostri caduti, un eterno monumento di gratitudine, che noi veramente avremo salvato il mondo da un’insopportabile schiavitù, la schiavitù dell’oro.
In questa immane lotta fra l’oro ed il sangue, come ebbe a dire il Duce, non c’è possibilità di scelta; la vittoria è dei popoli giovani.
 
Caporalmaggiore Carmine Peluso

giovedì 23 maggio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 19° Giorno




Domenica 19/10 – 1941 – XIX

 

Questa mattina abbiamo assistito alla Santa Messa ed il resto della giornata è stato ottimo.
Questa sera il buio è pesto, il silenzio è di tomba. La notte è senza luna e per di più uno strato di dense nuvole si è aggiunto a nascondere il debole riflesso delle stelle.
Dentro le nostre tane è giunta alle nostre orecchie soltanto il sussurro di un primo venticello autunnale che spira dal nord.
A volte si dimentica addirittura il luogo e il tempo che si vive. Si ha l’impressione, veramente, di essere relegati nel più remoto angolo della terra.
All’improvviso soltanto il crepitio della mitraglia, o il rombo di un cannone, ci richiamano alla realtà.
Centinaia di uomini, senza apparire, vigilano anche in mezzo a questa ispirata quiete sepolcrale.
Il fante non dorme mai!...
Ad un tratto viene intercettato, lassù in alto, molto in alto, un sordo ronzio di eliche. I nostri bombardieri si apprestano a suonare la solita notturna ed appassionata serenata ai cari amici rinchiusi in Tobruch.
Pochi secondi son passati e già sulla piazza di Tobruch sono stati sganciati diversi razzi che illuminano la zona sottostante.
Dall’alto, intanto, vengono avvistati ed osservati bene tutti gli obiettivi prestabiliti. I primi razzi si sono spenti e gli altri sono, pure loro, quasi alla fine.
In un lampo, il lontano ronzio dei nostri “Sparvieri” è sopraffatto dal rumore delle bombe lanciate contro gli assediati di Albione.
Da terra il fuoco delle armi nemiche è diretto contro il cielo.
Scie luminose di fari si innalzano in cerca della preda, seguiti dal fuoco di tutte le artiglierie contro aerei. Le mitraglia da 20 incrociano, con interminabili raffiche, lo spazio; costruendo una fitta rete di perforanti attraverso la quale nemmeno una mosca troverebbe via libera.
Ciò però non impedisce ai nostri piloti, dal cuore saldo e dalla volontà ferrea, di raggiungere lo scopo.
Pillole di medio e grosso calibro sembra facciano a gara a rincorrersi nell’aria con sibili tremendi.
In breve parecchie postazioni di artiglieria contro aerea vengono centrate e messe completamente fuori uso. Altre ridotte al silenzio.
Un riflettore è stato preso in pieno ed i rimanenti hanno spento la luce per evitare di subire la stessa sorte.
Al fine un raggio immenso di fiamme si sprigiona dalla piazza assediata e si innalza sempre più alto tanto da rischiarare anche le nostre buche.
Il fante che dal primo rumore è balzato fuori, ed ha assistito alla magnifica operazione dei nostri bombardieri con ansia febbrile e col cuore trepidante, ora è preso da una gioia grande ed applaude ai valorosi camerati dell’aria.
 
Caporalmaggiore Carmine Peluso
 

venerdì 19 aprile 2013

Tobruch - Diario da una buca - 18° Giorno




Sabato 18/10 – 1941 – XIX


Questa mattina stavo sotto la tenda a riposare. Di un po’ di riposo avevo bisogno giacché oltre al lavoro di ieri, per costruire la mia buca, questa notte sono stato in giro per i capisaldi.



Mi butto sulla branda, una bella branda di caserma. Di fuori arrivano quei pomodori che quella bestia di un australiano ogni mattina manda; forse crede di poter passare in sussistenza con loro, ma ha sbagliato di grosso.
Mi tiro le due grosse coperte fin sulla gola ed in fondo lascio fuori i piedi.
Stavo già buttandomi in braccio a Morfeo quando viene a chiamarmi l’attendente del mio Capitano. Potete intuire, col sonno che avevo, quale faccia ho fatto. A dire il vero l’ho anche mandato a……..………in giro per la carta geografica, ma dopo, si capisce, sulla manica quei tre filetti lustri….

Brevi, mi alzo e vado. Ritorno e mi metto di nuovo a letto. Le granate si susseguono e in cuor mio dico: “ora basta!”
L’altro giorno per poco non mi hanno fatto dormire come un papa di duecento anni e non sono stato passato in sussistenza da quei farabutti.
Ma ora dormo in questa buca; questa volta, se me la rompono, vado la e rompo loro il muso.

Caporal Maggiore Carmine Peluso


mercoledì 3 aprile 2013

Tobruch - Diario da una buca - 17° Giorno


Venerdì 17/10 – 1941 – XIX




Ci siamo trasferiti dall’Uadi alla quota 145 conquistata orsono un mese.
Tutti lavoriamo per farci la buca.
I colpi di piccone si succedono ritmati, mentre le pale buttano da parte la terra smossa da poco.
“Come va Mastro?”
“Eh! Si tira avanti!”
In fondo il lavoro nobilita l’uomo e poi, quando si pensa, che si lavora per riposarci.
Così si è lasciato il fucile per imbracciare con egual spirito di combattività gli arnesi da lavoro.
Tutta la compagnia è impegnata per costruire le proprie buche e il lavoro procede celermente.
Il Comandante l’aveva detto chiaro.
“Ragazzi, bisogna lavorare e presto!”
Tutti lo sappiamo, e ognuno ha di già compreso il proprio dovere.
Questa terra, attraversata da centinaia di carri armati, calpestata da soldati di tutte le armi, adesso si appresta a scoprire il suo interno che è ancora vergine. E’ una terra brulla e, dopo i primi strati, appare la roccia; sembra quasi sia gelosa della sua verginità, ed oppone una forte resistenza.
Ma il fante lavora; fuciliere, autista, artigliere, marciatore; il fante sa fare anche il lavoratore.
Il Genio si occupa di lavori più grandiosi, ma è il fante che in prima linea costruisce le piazzole, i capisaldi ed ogni sistema di piccole opere fortificate.
Chi non sta in linea con il fante non può ben conoscere le sue molteplici attività, la sua pazienza ed il suo orgoglio di essere un fante.
Nonostante il nemico batta con le sue artiglierie le posizioni vicine, i miei camerati si mantengono allegri; anzi parecchi cantano.
“Fiorin Fiorello….”
Si sa che lavorare è tanto bello.
Però per l’Inghilterra lavorerà il manganello.

Caporalmaggiore Carmine Peluso

venerdì 15 marzo 2013

Tobruch - Diario da una buca - 15° e 16° Giorno



Giovedì 16/10 – 1941 – XIX


Sono circa le dieci e mezza. L’artiglieria nemica ha aperto il fuoco.
Le granate cadono sul nostro caposaldo.
Ad ogni scoppio la mia testa è fuori dalla buca a misurare con l’occhio la distanza e anche a burlarsi del nemico, che piano piano aggiusta il tiro.
Mi scoppiano fragorose intorno, avanti, dietro, a sinistra, a destra.
Ho capito l’intenzione. Continuo a tirare fuori la testa e ad ogni scoppio fa eco la mia voce che ripete:
“Qui niente da fare!”
Il nemico forse ha compreso e si sforza con rabbia. Le granate continuano a martellare intorno il terreno.
Odo dei tuoni lontano. Sono colpi in partenza che mi invitano ad abbassare la testa. Sento il sibilo delle granate in arrivo, segue lo spostamento d’aria e lo scoppio più fragoroso. Una nube di polvere mista a grossi sassi, accompagnata anche da un sacchetto pieno di sabbia, ruzzolano in buca e mi avvolgono.
Resto un attimo intontito, poi mi alzo con rapidità.
Mi guardo. Non mi sembra di essere ferito.
Mi accerto, sto bene, meglio di prima. Le mie labbra sorridono.
Sono stato collaudato. Sono invulnerabile.
Guardo poi la mia buca, colpita due volte dalle granate che le hanno squarciato un fianco, ed allora penso con orgoglio che la granata che mi deve colpire non è stata ancora fabbricata.
Così pensando salto in piedi sulle rovine della mia buca e con la mia presenza annunzio al nemico che, come al solito, mi ha fatto un baffo.
E non val nemmeno la pena di ripararla poiché domani dovremo trasferirci.





Mercoledì 15/10 – 1941 – XIX


Questa notte vi è stato un intenso fuoco di artiglierie.
La giornata è molto fredda.
Si è avuti tre allarmi aerei.


Caporal Maggiore Carmine Peluso




venerdì 1 marzo 2013

Tobruch - Diario da una buca - 14° Giorno







Martedì 14/10 – 1941 – XIX


Questa notte la 2° Compagnia ha fatto la sua avanzata.


E’ stata contrastata dalle artiglierie nemiche, ma verso l’alba son riusciti ad occupare i capisaldi assegnati.


Tutto è andato bene, ma verso le otto tre carri nemici han fatto una puntata verso questi obiettivi, già loro, e dopo un nutrito fuoco son riusciti a prendere quattro nostri soldati.


Ed uno di questi, per non essere portato via dal nemico, si è lanciato dal carro; ma quei barbari lo hanno ammazzato.


Il baldo fante dorme il sonno degli eroi.


Sono entrate in azione le armi di altri capisaldi le quali hanno messo in fuga i carri.


Alle sedici si presentavano davanti ad un altro nostro caposaldo tre autoblindo nemiche.


Cercavano di sorprendere, ma i fanti stavano bene in guardia.


Una di queste è stata fermata dall’infallibile tiro di un fucilone anticarro.


Abbiamo fatto tre prigionieri, catturato un autoblindo e messe in fuga le altre due.


Caporal Maggiore Carmine Peluso

lunedì 18 febbraio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 13° Giorno




Lunedì 13/10 – 1941 – XIX




Il Ghibli che spira da ieri è ancora tutt’oggi persistente.

Il nostro accampamento non lo si riconosce più.

Forse è cosa buona perché gli aerei nemici non lo potranno più riconoscere.

Ma è anche male perché la sabbia ammonticchiata sui teli è molta e pesa. C’è il pericolo di far cascare le tende.

Solo dopo un rosso tramonto il Ghibli cessa.

Ritornano le stelle e, dopo poco, anche il quarto di luna si vede.

La serata è propizia, questa notte ci sarà un’altra azione; la 2° Compagnia deve portarsi all’altezza delle altre.

Le artiglierie tirano. Si sente anche qualche aereo, ma non sul nostro settore.


Caporal Maggiore Carmine Peluso

venerdì 1 febbraio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 12° Giorno



Domenica 12/10 – 1941 – XIX




Oggi una bruttissima giornata. Da questa mattina è incominciato a spirare il Ghibli, e più ore passano e più aumenta il vento e la sabbia.

Alle tredici mi son recato, su di un autocarro, alla sussistenza ma a metà strada mi son sperduto; non si vedeva ad un metro davanti.

Gira e rigira mi son ritrovato nei pressi del mare. Le piste sono state tutte ricoperte.

Il suolo è ormai uniforme.

Cammino sulla presumibile direzione della via Balbia e finalmente la trovo. Alle sedici sono di ritorno.

Le artiglierie di ambo le parti tirano a più non posso.

Ognuno ha il timore di qualche sorpresa.


Caporal Maggiore Carmine Peluso

mercoledì 16 gennaio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 11° Giorno



Sabato 11/10 – 1941 – XIX




Fin da ieri sera si era in allarme, tenersi pronti, bisogna avanzare ed occupare alcuni capisaldi.

Questa notte alcuni aerei nemici sorvolavano le nostre posizioni. Intervenuta la nostra caccia li ha dispersi.

Sono stati dati i segnali convenuti; si inizia l’avanzata, scalchiamo le nostre trincee, siamo cauti non facciamo rumore.

Dobbiamo sorprendere; a circa duecento metri ci accoglie un nutrito fuoco di mitragliatrici.

Nessuno ha ordine di sparare se non quando si è sulle posizioni. Per noi risponde la nostra artiglieria che fa tacere le mitragliatrici nemiche.

Sono le due e quaranta, si inizia di nuovo la marcia di avvicinamento.

Dopo venti minuti siamo sulle posizioni nemiche. Non troviamo nessuno.

Hanno subodorato la nostra avanzata ed avuto fifa se la son data a gambe. Hanno fatto un'altra ritirata strategica lasciando nelle nostre mani, ormai, munizioni ed indumenti personali.

Prendiamo il caposaldo, lo si mina, lo si circonda di fil di ferro spinato.

In tutta la giornata abbiamo avuto tre allarmi aerei.


Caporal Maggiore Carmine Peluso


venerdì 14 dicembre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 10° Giorno



Venerdì 10/10 – 1941 – XIX



Oggi una giornata piena di sole che subito ha asciugato la sabbia dall’umidità di questa notte.

Le artiglierie, da ambo le parti, tirano.

Dei proiettili fischiano sopra la mia testa.

Alle sedici e venticinque stavo a guardare verso Tobruch dall’alto del ciglione. Sento degli aerei; sono nemici.

Mentre ritorno, per andare alla buca rifugio, sento sulla mia testa il classico fischio delle bombe sganciate. Faccio appena in tempo a buttarmi a terra che sento tre scoppi; poi altre bombe cadono ed io di nuovo a terra; questa volta ne son sei.

Le schegge fischiano alle mie orecchie e sono avvolto dal fumo e dalla polvere. Mi guardo se son ferito; per fortuna salvo.

Non abbiamo subito danni, solo due feriti leggeri e tre bombe non sono esplose.

Una quarta, all’urto con la terra, si è aperta senza esplodere; è stato una fortuna poiché è caduta nei pressi della cucina truppa ed era ora di rancio.

Tutta la sera continua l’artiglieria.









mercoledì 7 novembre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 9° Giorno



Giovedì 9/10 – 1941 – XIX




Scendevano le tenebre. Il fronte era calmo.

La luna, man mano che i raggi stanchi del sole andavano scomparendo tra le nuvole rossastre, splendeva più candida.

Unico elemento contrario, alla quiete di questa sera, è il vento che, ad ondate gelide, viene da Tobruch ingrata colpendoci il collo.

Il fante veglia.

Ad un tratto appare il nemico, amico di satana e delle tenebre perché tenebroso è il suo animo.

Ruggisce nella gabbia, per imitare il leone, con le sue artiglierie.

Bagliori e boati riempiono l’atmosfera.

Il fante tende le orecchie, stringe le mascelle, si aggrappa alla mitraglia, e questa, intuito i suoi pensieri, interpretato i desideri del padrone, sgrana lungo e terribile il suo rosario di morte.

Il cannone, più grande e più lento di essa, percepito la sua voce, accompagna il suo canto con accordi e battute intonate.

Le ombre, pavidi nemici, alleggeritesi delle armi, ballano il “passo doppio” nella sala sconfinata del deserto.

Non si danno a giri vorticosi, non creano alibi, ma tagliano la corda, scomparendo nelle recondite grotte del retro sala.



lunedì 22 ottobre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 8° Giorno



Mercoledì 8/10 – 1941 – XIX



Oggi giornata ottima ma nessuna novità; poiché i continui tiri dell’artiglieria nemica, che sono controbattuti dai nostri, sono ormai cosa abituale.


La maggioranza di questi proiettili non scoppiano, si trovano disseminati nella nostra zona e non facciamo altro che mettere dei picchetti vicino, per farli individuare agli autisti.


Un ricognitore nemico si è fatto vedere ed è fuggito appena ha udito il rombo di uno Stukas che è sopraggiunto poco dopo.


La serata è buia, la luna non si vede ancora, più tardi uscirà, sebbene sia in vacanza.

mercoledì 3 ottobre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 7° Giorno




Martedì 7/10 – 1941 – XIX




Il ronzio degli aerei fora dalle feritoie, sembra una farfalla impazzita rinchiusa in una cella claustrale.


Esco dalla buca, d’intorno il silenzio si allarga oltre il limite del mio sguardo.


Da lontano un rombo di cannone sembra il richiamo ad una realtà improvvisa.


Vien fatto di proporre questo silenzio di ombre cauti, poi le mitraglie ed i cannoni che tessono la notte del loro ordito di fuoco.


Proiettili da 47 che si scagliano sui carri armati quasi con un urlo umano. Le mitraglie scagliano sulla terra, di sasso e di sabbia, dei rapidi rasoi di fuoco.


L’orizzonte si imperla del fuoco dei pezzi nemici, qualche scheggia ci soffia sul viso, con respiro diabolico.


E ancora la calma; la calma dell’attesa.


Le vedette scrutano la terra ed il silenzio.


Silenzio.


Sembra impossibile questa parola.


Silenzio.


Come?


Fino a quando?


L’aria sembra ampliarsi nella sua volta notturna intorno ai nostri piccoli cuori che attendono.


lunedì 24 settembre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 6° Giorno




Lunedì 6/10 – 1941 – XIX




Nelle ore di libertà il fante pensa a se stesso, si fa quello che gli manca e riadatta la vecchia roba abbandonata, se ne fa di nuova, con gli insegnamenti di una fantasia primitiva. Un fante napoletano si è congegnato una chitarra con i seguenti pezzi: quattro sottili fili di ferro, un’assicella, ed una vecchia borraccia aperta nel dorso.


La notte guarda dall’alto un cerchio di uomini intorno ad una mitraglia; un suo compaesano è quello che più ama cantare. Canta da solo e gli risponde il coro degli altri. Il napoletano cerca un accordo sulla sua chitarra, ma si sente un tempo privo di note. Quando tacciono si ha il senso che qualcuno seguiti a cantare di lontano, come l’aria chiuda intorno a noi un cerchio intimo d’ombra, in cui ogni sillaba serba il suono di un’altra terra.


Più tardi, disteso sul pagliericcio, il canto mi appare assottigliato come una lama sottile e stridente, già sperduto in un tempo lontano.


Mi alzo, non posso dormire. Ora che scrivo è notte e nella nostra testa la luna descrive un arco di luce. Le stelle distaccano la loro fissità luminosa da un cielo verdastro e sembrano le schegge argentee di un’immensa bomba astrale.


Scrivo ora che è notte dalla mia tenda illuminata da uno stoppino infilzato in un calamaio.


Sopra sento il passo vigile delle sentinelle; fuso, uomo ed orma, in un unico disegno d’ombra.


Intorno silenzio. I miei camerati riposano o pensano, non so.


Odo distinto il volo angosciato di una mosca in una bottiglia vuota.


Sembra che un respiro tenuissimo scorra su invisibili corde vocali.


Intanto gli sguardi delle sentinelle volano ad accendere una fiammella cauta in ogni cubo d’ombra. Dietro le loro spalle i reticolati intessono incomprensibili tele di ragno.


Al riparo delle piazzole le mitraglie fissano con oscuro occhio gelido nel loro settore di tiro.


Un occhio pronto a lampeggiare con crudele sensibilità al primo allarme.

giovedì 14 giugno 2012

Tobruch - Diario da una buca - 5° Giorno


Domenica 5/10 – 1941 – XIX



E’ l’alba. Di rado il caposaldo 19, come stamane, è in movimento; alcuni portano una cassa, altri coperte, pezzi di tavole, ecc.
I fanti domandano come va tanto movimento ed uno chiede a quelli che trasportano le casse il perché. Il compagno appaga la curiosità dicendo che si sta erigendo l’Altare per la Santa Messa, che sarà celebrata fra poco.
La nuova si sparge in un baleno per il caposaldo e tutti ormai cercano di accudire alla pulizia personale al più presto per essere presenti al rito.
Man mano che si avvicina l’ora convenuta si vedono giungere dai capisaldi vicini gruppetti di fanti che accorrono al richiamo.
L’Altare è ormai ultimato quando si sente da lontano il rumore di una motocicletta. E’ il Cappellano del nostro Reggimento che arriva.
Giunto al caposaldo il Comandante gli va incontro per riceverlo, ed entrambi si stringono la mano.
Il Cappellano, mentre si accinge ad indossare i paramenti, rivolge ai soldati, che gli fanno cerchio, affettuose parole.
Incomincia il Sacro Rito ed ogni tramestio cessa come per incanto.
Tutti sono allineati lungo il camminamento.
Si giunge alla consacrazione dell’Ostia Santa. Ognuno a fior di labbra, sommessamente, chiede al nostro Salvatore Celeste, una grazia:

“far giungere il proprio pensiero ai cari lontani, pensando che anch’essi, nella chiesa del paese, in quella stessa ora rivolgono con fervore la preghiera, affinché il Signore faccia ritornare sano e vittorioso il caro lontano, al servizio della nobile causa per la grandezza della Patria.”

Il rito è finito, il Cappellano incomincia la preghiera per il Re Imperatore e tutti scattano come molle sull’attenti.
Al termine si formano alcuni gruppetti di amici che, per l’occasione, si ritrovano e si scambiano i saluti.
Ora il sole sfolgora come in un quadro magistralmente pennellato.
Il Cappellano, tolti i paramenti sacri, saluta il Comandante, rimonta sulla moto e si allontana.
Tutti guardano come se si fosse allontanato qualche cosa di loro.





sabato 19 maggio 2012

Tobruch - Diario da una buca - 3° Giorno



Venerdì 3/10 – 1941 – XIX

Questa mattina appena scosso dal torpore del sonno, una mano svogliata passa sulle mascelle sbadigliando; ed ecco che fa l’amara constatazione di avere la barba lunga. Amara constatazione può sembrare un’espressione scamiciata per chi vive dove, ad ogni passo, può trovare un salone pieno di specchi e di poltrone. Ma in piena Marmarica è logico che l’amara constatazione non possa certo rallegrare lo spirito. Le mani morbide ed esperte dei barbieri che sanno accarezzare le guance per togliere il pelo superfluo di chi al mento non vuole proprio rendere onor, non sono che ricordi.
Ma qui, come a tutto, si rimedia anche a questo.
Infatti, ecco il barbiere.
Buongiorno caporal maggiore!
Salve farabutto!
Il barbitonsore ha un piccolo sgabello basso con una cassettina contenente i ferri e che sembra un salvadanaio, un asciugatoio da bagno, un tempo bianco coi timbri di fabbricazione; ora di tinta indefinita e coperto di gloriosi strappi.
Per scusarsi mi racconta l’aneddoto di “Bandiera vecchia onor di Capitano”.
Tutti ciarlieri questi distruttori di virilità maschili. Dalla cassettina magica esce allora una scatoletta di carne (1939) vuota, con un indovinato strato di ruggine, in cui versa un po’ d’acqua (salata); poi compare un pennello, spelacchiato come i fianchi scarni del cavallo di Don Chisciotte, ed un rasoio dall’apparenza ottima, ma dalla lama già più volte gloriosamente mutilata.
Il momento critico si avvicina e con più rassegnazione mi accomodo alla meglio su quel piccolo sgabello troppo debole per ispirare fiducia. L’operazione ha inizio col solito rituale sospiro che esce spontaneo ad ognuno.
Il pennello volteggia sul viso. Cerca di far produrre la schiuma al sapone.
Poco dopo la lama di acciaio entra in azione, comincia a brillare al sole con scintille che sembrano di odio; si abbassa, produce il primo sforzo, stronca peli a metà; alcuni li sradica, altri gli resistono validamente.
Allora si concede un attimo di tregua, poi ritorna alla carica, stringe i denti e falcia più volte finché, coperta da glorioso sangue, passa vittorioso con uno stridio che fa lacrimare gli occhi.
L’operazione (dell’alta chirurgia) è ormai finita.
Impassibile il barbiere di compagnia depone i suoi ferri di tortura, getta via l’acqua, ora rossastra, chiude la cassetta e saluta.
Arrivederci maggiore!
Addio giustiziere!
Per tre giorni allora il mio spirito ridiventerà allegro e ottimista.

Caporal Maggiore Carmine Peluso



domenica 22 aprile 2012

Tobruch - Diario da una buca - 2° Giorno



Giovedì 2/10 – 1941 – XIX

Una brusca telefonata attraverso mille viziosi rigiri è una triste verità, la linea con il caposaldo 3 non funziona!
Scalogna bulgara! Proprio adesso che quelli stanno sparando! Possibile che io debba essere tanto sfortunato? Arriva una pillola e…tac! Va proprio a finire sul filo telefonico. E dire che di spazio c’è né a profusione, ci sono infinite linee che non mi riguardano…… nossignori! Bisogna proprio che vada a cadere sulla mia linea. Dannati inglesi! Badate che non ve la faccia pagare tutte in una sola volta!
Ecco il rabbioso soliloquio del soldato telefonista del Comando.
Ha ragione, ha cento ragioni. E’ incaricato del mantenimento di quella disgraziata linea, quindi non ha tutti i torti a prendersela con la disdetta e, più che altro. con quei puzzoni che la tormentano.
Ed adesso ecco che gli tocca di partire. Ha con se il fedele “trova linee” e due “giannizzeri” che non l’abbandonano mai. Più che mai guardingo si incammina lungo l’interminabile striscia nera che giace inusitata sulla dura pietra. La segue nei suoi oziosi serpeggiamenti; le prodiga le cure necessarie all’integrale suo ripristinamento.
Perbacco! Come l’hanno tartassata! Guarda guarda sembra quasi rosicchiata dai topi!
Una fasciatura qua una là e, finalmente, l’ultima.
Oh! Adesso la linea funziona, possiamo ritornare.
Imbaldanzito dalla buona riuscita del lavoro eccolo in viaggio di ritorno. Ha un passo più spigliato, più sicuro e.. allegro. Sicuramente non sa che la scheggia gli sta giocando un altro tiro beffardo. Non ha ancora fatto un centinaio di passi che una tempesta di fuoco lo raggiunge.
Che Fare? Una corsa e un tuffo a pesce.
Dietro di lui altri due tuffi.
Per qualche minuto continuano sibili di schegge che mordono l’aria.
Poi silenzio. Scompare il fumo, la nebbia si dirada e l’ambiente ritorna normale. Solo i nostri tre eroi sono un pochino cambiati. Brontolano, imprecano, danno in smanie, l’hanno con quelle canaglie che si sono fermate proprio in quella buca per liberarsi di qualche peso ingombrante. Si guardano in faccia. Camicia, calzoni, bustina, ecc… sono un trionfo unico di medaglie.
Ah che scena. Una risata chiude la parentesi. La comunicazione esiste.
Ciò mi basta - dice il telefonista.

Caporal Maggiore Carmine Peluso