lunedì 18 febbraio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 13° Giorno




Lunedì 13/10 – 1941 – XIX




Il Ghibli che spira da ieri è ancora tutt’oggi persistente.

Il nostro accampamento non lo si riconosce più.

Forse è cosa buona perché gli aerei nemici non lo potranno più riconoscere.

Ma è anche male perché la sabbia ammonticchiata sui teli è molta e pesa. C’è il pericolo di far cascare le tende.

Solo dopo un rosso tramonto il Ghibli cessa.

Ritornano le stelle e, dopo poco, anche il quarto di luna si vede.

La serata è propizia, questa notte ci sarà un’altra azione; la 2° Compagnia deve portarsi all’altezza delle altre.

Le artiglierie tirano. Si sente anche qualche aereo, ma non sul nostro settore.


Caporal Maggiore Carmine Peluso

venerdì 1 febbraio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 12° Giorno



Domenica 12/10 – 1941 – XIX




Oggi una bruttissima giornata. Da questa mattina è incominciato a spirare il Ghibli, e più ore passano e più aumenta il vento e la sabbia.

Alle tredici mi son recato, su di un autocarro, alla sussistenza ma a metà strada mi son sperduto; non si vedeva ad un metro davanti.

Gira e rigira mi son ritrovato nei pressi del mare. Le piste sono state tutte ricoperte.

Il suolo è ormai uniforme.

Cammino sulla presumibile direzione della via Balbia e finalmente la trovo. Alle sedici sono di ritorno.

Le artiglierie di ambo le parti tirano a più non posso.

Ognuno ha il timore di qualche sorpresa.


Caporal Maggiore Carmine Peluso

mercoledì 16 gennaio 2013

Tobruch - Diario da una buca - 11° Giorno



Sabato 11/10 – 1941 – XIX




Fin da ieri sera si era in allarme, tenersi pronti, bisogna avanzare ed occupare alcuni capisaldi.

Questa notte alcuni aerei nemici sorvolavano le nostre posizioni. Intervenuta la nostra caccia li ha dispersi.

Sono stati dati i segnali convenuti; si inizia l’avanzata, scalchiamo le nostre trincee, siamo cauti non facciamo rumore.

Dobbiamo sorprendere; a circa duecento metri ci accoglie un nutrito fuoco di mitragliatrici.

Nessuno ha ordine di sparare se non quando si è sulle posizioni. Per noi risponde la nostra artiglieria che fa tacere le mitragliatrici nemiche.

Sono le due e quaranta, si inizia di nuovo la marcia di avvicinamento.

Dopo venti minuti siamo sulle posizioni nemiche. Non troviamo nessuno.

Hanno subodorato la nostra avanzata ed avuto fifa se la son data a gambe. Hanno fatto un'altra ritirata strategica lasciando nelle nostre mani, ormai, munizioni ed indumenti personali.

Prendiamo il caposaldo, lo si mina, lo si circonda di fil di ferro spinato.

In tutta la giornata abbiamo avuto tre allarmi aerei.


Caporal Maggiore Carmine Peluso


venerdì 14 dicembre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 10° Giorno



Venerdì 10/10 – 1941 – XIX



Oggi una giornata piena di sole che subito ha asciugato la sabbia dall’umidità di questa notte.

Le artiglierie, da ambo le parti, tirano.

Dei proiettili fischiano sopra la mia testa.

Alle sedici e venticinque stavo a guardare verso Tobruch dall’alto del ciglione. Sento degli aerei; sono nemici.

Mentre ritorno, per andare alla buca rifugio, sento sulla mia testa il classico fischio delle bombe sganciate. Faccio appena in tempo a buttarmi a terra che sento tre scoppi; poi altre bombe cadono ed io di nuovo a terra; questa volta ne son sei.

Le schegge fischiano alle mie orecchie e sono avvolto dal fumo e dalla polvere. Mi guardo se son ferito; per fortuna salvo.

Non abbiamo subito danni, solo due feriti leggeri e tre bombe non sono esplose.

Una quarta, all’urto con la terra, si è aperta senza esplodere; è stato una fortuna poiché è caduta nei pressi della cucina truppa ed era ora di rancio.

Tutta la sera continua l’artiglieria.









mercoledì 7 novembre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 9° Giorno



Giovedì 9/10 – 1941 – XIX




Scendevano le tenebre. Il fronte era calmo.

La luna, man mano che i raggi stanchi del sole andavano scomparendo tra le nuvole rossastre, splendeva più candida.

Unico elemento contrario, alla quiete di questa sera, è il vento che, ad ondate gelide, viene da Tobruch ingrata colpendoci il collo.

Il fante veglia.

Ad un tratto appare il nemico, amico di satana e delle tenebre perché tenebroso è il suo animo.

Ruggisce nella gabbia, per imitare il leone, con le sue artiglierie.

Bagliori e boati riempiono l’atmosfera.

Il fante tende le orecchie, stringe le mascelle, si aggrappa alla mitraglia, e questa, intuito i suoi pensieri, interpretato i desideri del padrone, sgrana lungo e terribile il suo rosario di morte.

Il cannone, più grande e più lento di essa, percepito la sua voce, accompagna il suo canto con accordi e battute intonate.

Le ombre, pavidi nemici, alleggeritesi delle armi, ballano il “passo doppio” nella sala sconfinata del deserto.

Non si danno a giri vorticosi, non creano alibi, ma tagliano la corda, scomparendo nelle recondite grotte del retro sala.



lunedì 22 ottobre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 8° Giorno



Mercoledì 8/10 – 1941 – XIX



Oggi giornata ottima ma nessuna novità; poiché i continui tiri dell’artiglieria nemica, che sono controbattuti dai nostri, sono ormai cosa abituale.


La maggioranza di questi proiettili non scoppiano, si trovano disseminati nella nostra zona e non facciamo altro che mettere dei picchetti vicino, per farli individuare agli autisti.


Un ricognitore nemico si è fatto vedere ed è fuggito appena ha udito il rombo di uno Stukas che è sopraggiunto poco dopo.


La serata è buia, la luna non si vede ancora, più tardi uscirà, sebbene sia in vacanza.

mercoledì 3 ottobre 2012

Tobruch - Diario da una buca - 7° Giorno




Martedì 7/10 – 1941 – XIX




Il ronzio degli aerei fora dalle feritoie, sembra una farfalla impazzita rinchiusa in una cella claustrale.


Esco dalla buca, d’intorno il silenzio si allarga oltre il limite del mio sguardo.


Da lontano un rombo di cannone sembra il richiamo ad una realtà improvvisa.


Vien fatto di proporre questo silenzio di ombre cauti, poi le mitraglie ed i cannoni che tessono la notte del loro ordito di fuoco.


Proiettili da 47 che si scagliano sui carri armati quasi con un urlo umano. Le mitraglie scagliano sulla terra, di sasso e di sabbia, dei rapidi rasoi di fuoco.


L’orizzonte si imperla del fuoco dei pezzi nemici, qualche scheggia ci soffia sul viso, con respiro diabolico.


E ancora la calma; la calma dell’attesa.


Le vedette scrutano la terra ed il silenzio.


Silenzio.


Sembra impossibile questa parola.


Silenzio.


Come?


Fino a quando?


L’aria sembra ampliarsi nella sua volta notturna intorno ai nostri piccoli cuori che attendono.